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Processo produttivo

Lo scolturamento

La prima fase dell’attività di coltivazione di un giacimento è quella dello “scolturamento”. In pratica viene asportata lo strato superficiale di terreno vegetale, che normalmente ricopre il giacimento, per potere accedere così allo strato di materiale minerale che si intende sfruttare. Il terreno superficiale asportato nella fase dello “scolturamento” viene provvisoriamente accumulato per essere riutilizzato in futuro quando, terminata l’attività nella cava, servirà per rimodellare le scarpate e per farvi ricrescere la vegetazione.

L’attività estrattiva

L’attività estrattiva può essere svolta”a secco” o “in acqua”, a seconda della profondità della falda acquifera sotterranea. Ovvero se il livello della falda acquifera è profondo, la fossa creata dalla escavazione resterà asciutta e quindi si parlerà di escavazione ” a secco”, mentre se il livello della falda è vicina alla superficie ben presto la fossa si riempirà creando un bacino idrico (così come avviene per le buche sulla spiaggia in vicinanze del mare che tutti abbiamo conosciuto da bambini), e si parlerà quindi di escavazione in acqua. L’escavazione a secco si effettua con gli escavatori meccanici, mentre quella in acqua con una draga galleggiante dotata di una benna mordente. Il materiale estratto, quale che sia la tecnica di coltivazione, viene avviato poi con nastri trasportatori all’impianto di lavorazione. Il nastro montante, così chiamato perché raggiunge la sommità dell’impianto di selezione e lavorazione del prodotto, scarica l’inerte in una bocchetta di raccolta direttamente collegata con il vaglio rotante o con vibro vagli primari che, con la loro azione, effettuano la selezione primaria necessaria a separare il materiale grezzo estratto in classi granulometriche. Contemporaneamente alla vagliatura la risorsa mineraria estratta subisce un processo di lavaggio, utilizzando acqua pompata da un pozzo, per asportare il limo e l’argilla presenti la cui presenza pregiudicherebbe la qualità del prodotto.

La sabbia

La sabbia, che è il prodotto più fine, è ulteriormente trattata da macchine scolatrici e vibro asciugatori che riducono l’elevata percentuale d’acqua ancora presente nel prodotto dopo il primo trattamento del vaglio rotante. Una eccessiva presenza di acqua renderebbe infatti difficoltoso il suo stoccaggio a deposito.

La ghiaia

La ghiaia invece, che costituisce la frazione più grossa del prodotto, è sottoposta ad un sistema di lavaggio che separa le componenti argillose e quelle vegetali, quali ad esempio piccoli legni ed erba, dal materiale grezzo. In alcuni casi, dopo il lavaggio, il materiale viene avviato ai frantoi per subire un’ulteriore fase di lavorazione, la frantumazione, allo scopo di conferire al pietrisco la grandezza e la forma richiesta per particolari tipi di impiego.

Le acque residuali

Le acque residuali, convogliate in un canale di raccolta, confluiscono nell’impianto di recupero dei materiali fini, così definito per la specifica funzione di recupero di quelle frazioni ancora presenti nelle acque utilizzate durante il processo e che, pur finissime, hanno ancora possibilità di utilizzo. Grazie ad una pompa di sollevamento le acque sono poi ciclonate e definitivamente esautorate dai solidi in sospensione ancora presenti. Il materiale, al termine della lavorazione, viene poi stoccato in silos o cumuli a terra in attesa di essere venduto o consegnato direttamente ai clienti